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TRIDUO DELLA SETTIMANA SANTA

martedì 11 aprile 2017
TRIDUO DELLA SETTIMANA SANTA

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Con
la DOMENICA DELLE PALME ha inizio la

SETTIMANA
SANTA


cuore di tutto l’anno liturgico.



Fino al Giovedì Santo di è ancora nel Tempo Quaresimale,  poi con la celebrazione “in coena Domini” si entra nel triduo pasquale, che si protrae fino ai Vespri della domenica di Pasqua.

 

 Giovedì Santo    “Messa «in Coena Domini»

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 13, 1-15):

Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

Originariamente il Giovedì Santo non faceva parte del Triduo pasquale: fino al IX secolo i tre giorni che costituivano il triduo erano il Venerdì Santo, il Sabato Santo e la Domenica di Risurrezione.

Nella Chiesa di Roma, infatti, la mattina del giovedì santo si celebrava la riconciliazione dei penitenti, che avevano iniziato il cammino penitenziale il mercoledì delle ceneri. In quel giorno avevano confessato nel segreto il loro peccato, ma la penitenza e l’assoluzione erano pubbliche. La penitenza era caratteristica del tempo quaresimale, la riconciliazione si celebrava il giovedì santo. L’assoluzione, fino al sec.VII, è stata sempre comune e pubblica e concessa una sola volta nella vita dopo il battesimo; prima di allora non esisteva assoluzione privata e ripetuta.

La riforma liturgica non ha voluto escludere dal triduo sacro il giovedì santo, che rimane caratterizzato dalla messa vespertina “in Coena Domini”.

In essa tutto è concentrato sull’ISTITUZIONE DELL’EUCARISTIA (nella cornice di una nuova Pasqua) e sull’ISTITUZIONE DEL MINISTERO DI CHI LA PRESIEDE (Vescovo e presbitero).

Il cuore di questa celebrazione, perciò, non è la “lavanda dei piedi” come gesto materiale, ma la realtà profonda del verbo SERVIRE, che nella Bibbia e nel Vangelo indica la vita del Messia offerta per noi, la sua persona donata per noi.

 

Venerdì Santo    “Passione del Signore” 

Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni (Gv 18, 1-19, 42):

Catturarono Gesù e lo legarono
In quel tempo, Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cèdron, dove c’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli. Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi. Gesù allora, sapendo tutto quello che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro:  «Chi cercate?».  Gli risposero:  «Gesù, il Nazareno».  Disse loro Gesù:  «Sono io!». Vi era con loro anche Giuda, il traditore.  Appena disse loro «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo:  «Chi cercate?».  Risposero:  «Gesù, il Nazareno».  Gesù replicò:  «Vi ho detto: sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano»,  perché si compisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato». Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora disse a Pietro:  «Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?».

Lo condussero prima da Anna
Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno. Caifa era quello che aveva consigliato ai Giudei: «È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo».
Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme a un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote. Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare Pietro. E la giovane portinaia disse a Pietro:  «Non sei anche tu uno dei discepoli di quest’uomo?».  Egli rispose: «Non lo sono». Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.
Il sommo sacerdote, dunque, interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e al suo insegnamento. Gesù gli rispose:  «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto».  Appena detto questo, una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «  Così rispondi al sommo sacerdote?». Gli rispose Gesù:  «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». Allora Anna lo mandò, con le mani legate, a Caifa, il sommo sacerdote.

Non sei anche tu uno dei suoi discepoli? Non lo sono!
Intanto Simon Pietro stava lì a scaldarsi. Gli dissero:  «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?».  Egli lo negò e disse:  «Non lo sono».  Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse:  «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?».  Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.

Il mio regno non è di questo mondo
Condussero poi Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Pilato dunque uscì verso di loro e domandò:  «Che accusa portate contro quest’uomo?».  Gli risposero:  «Se costui non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato».  Allora Pilato disse loro:  «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra Legge!».  Gli risposero i Giudei:  «A noi non è consentito mettere a morte nessuno».  Così si compivano le parole che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire.
Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose:  «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?».  Pilato disse:  «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?».  Rispose Gesù:  «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».  Allora Pilato gli disse:  «Dunque tu sei re?».  Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Gli dice Pilato:  «Che cos’è la verità?».
E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro:  «Io non trovo in lui colpa alcuna. Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?».  Allora essi gridarono di nuovo:  «Non costui, ma Barabba!».  Barabba era un brigante.

Salve, re dei Giudei!
Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano:  «Salve, re dei Giudei!».  E gli davano schiaffi.
Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna». Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!».
Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo colpa». Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».
All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura. Entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù:  «Di dove sei tu?». Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». Gli rispose Gesù:  «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande».

Via! Via! Crocifiggilo!
Da quel momento Pilato cercava di metterlo in libertà. Ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque si fa re si mette contro Cesare». Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette in tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Parascève della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». Ma quelli gridarono: «Via! Via! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i capi dei sacerdoti: «Non abbiamo altro re che Cesare». Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.

Lo crocifissero e con lui altri due
Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato:  «Non scrivere: “Il re dei Giudei”, ma: “Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei”». Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto».

Si sono divisi tra loro le mie vesti
I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato –, e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: «Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte». E i soldati fecero così.

Ecco tuo figlio! Ecco tua madre!
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre:  «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse:  «Ho sete».  Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse:  «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.

E subito ne uscì sangue e acqua
Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso». E un altro passo della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».

Presero il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli insieme ad aromi
Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di áloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parascève dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.

Anticamente il triduo pasquale iniziava con questo giorno, che ricorda e celebra la morte del Signore. Attraverso letture bibliche significative, come “I canti del Servo Sofferente di Jhawhè” e l’inno cristologico della Lettera di San Paolo Appostolo ai Filippesi, e attraverso la lettura della “Passione”, i fedeli di ogni comunità della grande Chiesa diffusa su tutta la terra si ritrovano uniti nella celebrazione del Signore trafitto e glorioso.

La celebrazione del venerdì santo comprende tre momenti: la liturgia della parola, l’adorazione della croce, la comunione eucaristica.

L’intera celebrazione però non si esaurisce nella sola contemplazione della croce.

Essa va oltre e orienta l’assemblea al mistero centrale della fede cristiana, che è la Pasqua di Risurrezione.

 

 Sabato Santo     e "Veglia Pasquale”

Il SABATO SANTO è il giorno della sepoltura, il giorno quindi senza liturgia, il giorno di attesa e di speranza nella risurrezione di Gesù da sepolcro che lo ha accolto.

La VEGLIA PASQUALE è la celebrazione liturgica più antica e più ricca di significato, quella che ormai annuncia la Pasqua. La comunità cristiana si raduna per ripercorrere la storia della sua salvezza, che questa veglia “madre di tutte le veglie” scandisce nelle tappe più significative.

La proclamazione della parola di Dio è centrale in questa veglia, nella quale i testi proclamati anticipano e prefigurano il rande evento di Pasqua: la creazione, il sacrificio di Isacco, l’esodo dall’Egitto, l’esodo da Babilonia, la forza creatrice della parola di Dio, il dono della luce, il dono di un cuore nuovo e di uno spirito nuovo.


          
IMMERSA NELLO STUPORE  DI QUESTE “MIRABILIA DEI”  

            LA COMUNITÀ CRISTIANA


            È PRONTA AD ACCOGLIERE 
IL DONO DELL’ACQUA BATTESIMALE DI PASQUA  

            E 

IL DONO DELLA RISURREZIONE DI GESÙ.

 

 

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